Californication

Californication

Premetto che, se l’hai vista questa serie tv, potrai capire a cosa alludo in questo articolo.

Ma se non l’hai ancora fatto, allora datti malato, o prenditi una settimana di ferie oppure di più, cogli l’attimo e vai oltre ciò che i tuoi sensi vivranno e sperimenteranno vedendo Californication.

E poi la guardi la serie. Anzi no, ti fai una maratona di tutte le sue stagioni in una sette giorni no stop. Dalla prima alla settima, nonché ultima. Ideata da Tom Kapinos, prodotta e trasmessa per sette anni da Showtime, dal 2007 al 2014, e girata nella mia terra promessa, Los Angeles, per me è stato come rivivere i miei Sette anni in Tibet, il mio American dream, stagione dopo stagione, giorno dopo giorno, in uno scenario, oserei dire, maniacalmente perfetto.

David Duchovny & Natascha McElhone sul Set di Californication
David Duchovny & Natascha McElhone sul Set di Californication

E tu femmina, guardi Hank Moody e ti innamori. Il fascino del bello ed eterno dannato. Scrittore di talento che solo pochi apprezzano. Anche se quel pochi in realtà non mi convince. Direi che è più una questione di testosterone: più ne hai, meno apprezzi. Anzi quasi sprezzi, tutta invidia la tua.

Troppo lacrimoso, mielense, a tratti romantico, che poco si addice ai tempi che corrono. Un attacco diretto alla virilità maschia, con quel suo struggersi continuo per l’eterna amata Karen, a suo avviso, del protagonista si intende, predestinata donna della sua vita. Un amore nebuloso e inconsistente, quasi platonico e idealizzato dallo stesso Kapinos, che poi sfocia, stagione dopo stagione, in un divagare e perdersi fra sentimentalismi e stati di cuore, e masturbazioni di coppia e di gruppo. Ma sempre sotto le onorevoli spoglie di un elogio al mondo femminile.

Un Charles Bukowski, si dice, ma alla 2.0 perché il rock è il vero fil rouge che lega il tutto. Dalla prima all’ultima puntata.

E poi come Hank, ricominci a farti di vecchi demoni che pensavi di aver sconfitto. Riconsideri te stesso. E chi ti sta intorno. Fino a quando non ti fermi veramente e inizi a guardarti dentro.

E alla fine cosa ne esce? Il dramma. Assoluto. Insoluto. Buio. Spettrale. Oscuro. Fatto di vittime e carnefici. E chi più ne ha ne metta.

Fino a quando non ti ritrovi a capitolare la tua vita, come se non ci fosse un domani, e poi a scrivere come se fossi tu, il Buk Made in Italy.

Il risultato? Niente meno che una maggiore consapevolezza della propria condizione di essere umano. Onori e meriti a Californication e al suo geniale, o quasi, ideatore Tom Kapinos.

Perché dopo averla vista, la serie tv intendo, uno può decidere se soccombere definitivamente al suo ineluttabile destino drammatico oppure morire prima di morire.

E iniziare a vivere veramente, lasciando che gli altri siano quello che credono sia giusto per loro essere.

Hank & Karen
Hank & Karen

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