Spring Wedding en plein air

Spring Wedding en plein air

Non vi sentite da tanto. Lei ti scrive. Tu rispondi.

Dopo i convenevoli di rito, eccola lì, veloce e repentina, far capolino tra le righe crittografate da chat. La Data.

Ma veramente ti chiedi. Perché oramai tutte e dico tutte le tue amiche e le donne  della tua famiglia sono convolate a nozze, o quasi.

E tu, trentatreenne incallita ti ostini a dire di no alla tua metà.

Dichiari che, da vera anticonformista e anarchica quale sei, il vero amore, quello sincero, è fatto di libertà. Di scelta di amare ogni volta che la mattina ti svegli e lo osservi mentre sgattaiola fuori dal tuo letto per non svegliarti, prima che gazzelle e leoni inizino a correre.

E questo per te è sempre stato come un mantra sacro che hai ripetuto e interiorizzato per anni. Un’ineccepibile convinzione. Fino a quel momento.

La inviti a un party tra amici intimi. Futuro marito compreso.

Arrivano e la vedi. Radiosa. Tenace e guerriera come non l’hai mai vista prima.

Non importa quante sfide e quante lotte tu e lei abbiate affrontato insieme. Non importa quanti amori condivisi abbiate avuto. Lei è lì. Dopo lunghi anni di esilio voluto, è tornata. In splendida forma e felice come non mai. Con uomo al suo fianco incluso.

«Non c’è nulla di certo e sicuro. So solo che ci sposiamo.»

Spring Wedding
Spring Wedding

E questo a lei basta.

Gaudente. Serena. Una pace dei sensi, oltre l’essere. Che irradia e contagia.

Come fare allora a non essere felice per lei?

La rivedi ancora. Con i vostri lui al seguito.

Pensi tra te e te e tra te e il tuo lui: «Magari ti sei sbagliata, ti ha detto conviviamo e non ci sposiamo.» Metti in dubbio persino il tuo super udito felino e quella data la identifichi come un party per inaugurare l’inizio della loro vita insieme.

Poi ti ricordi che in realtà loro già vivono sotto lo stesso tetto da quasi due anni.

Ulteriore conferma, che non sei diventata sorda né che hai contratto l’Alzheimer, ce l’hai quando Lo estrae con la sua solita classe radical chic da milanese D.O.C.G. che adoro, amo e che un po’ le invidio.

Del resto milanesi si nasce. Non si diventa.

Eccolo lì l’Invito. 

Un quadrato perfetto. Perfettamente confezionato.

Giochi d’incastri svelano la gradita sorpresa. 

S. e N. vi invitano con gioia al loro matrimonio.

Dopo i primi momenti estatici, fatti appunto di gioia e felicità per loro, panico, terrore e paura iniziano a prendere il sopravvento.

OMG e adesso cosa mi metto? Facile lui. Difficile tu. Se non mission impossible

Il panico ti perseguita da giorni. Le tue idee geniali non ti sembrano poi così tanto brillanti e i consigli di un saggio riuso del tuo lui ti fanno ammettere di avere un problema.

E così chiedi aiuto alla tua fedele amica designer per orientarti, supportarti nella scelta e, perché no, anche per divertirti un po’ con lei.

Partiamo con alcune semplici regole fondamentali da tener sempre ben presente per qualsiasi tipo di matrimonio cui si è state invitate, ovvero no al solipsismo: la protagonista è la sposa, non tu. Sicuramente la scelta dei colori è ampia, ma sono rigorosamente bannati sempre e comunque il nero, il bianco, il rosso e tutti i colori fluo.

No agli accessi: sia per l’abito sia per gli accessori, persino per trucco e parrucco. Gli anni’80 sono finiti da un pezzo ragazze. E per fortuna, direi!

Se vogliamo entrare più nel dettaglio, le regole base per un matrimonio primaverile serale all’aria aperta in un contesto agreste annoverano una serie di non concessi.

No ai tacchi vertiginosi che con prati, giardini e ghiaia non vanno molto d’accordo.

Via cappelli, cappellini e guanti, non è certo un matrimonio diurno tantomeno british il loro.

Quindi la scelta, dato l’orario serale, si sposta verso un abito lungo ma non troppo sensuale, scivoloso quanto basta che esalti le forme nei punti strategici senza risultare kitsch e volgare. Del resto è pur sempre una cerimonia, non un cocktail party!

Tenendosi in primavera e all’aria aperta andrà previsto un capo spalla che protegga dall’aria frizzantina di campagna e un cambio scarpe pronte ad affrontare qualsiasi tipo di condizione metereologica.

Ma la vera domanda che mi gira ossessivamente per la testa ormai da quella data scritta in chat è: «Ma un Vera Wang nero assoluto anche per me no?»

Vera Wang
Vera Wang

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