Da Tomassone a Bologna: tra palette e corde tese

Corde tese firmate Gibson

Inaspettato fuori porta. Motivazione? Paletta andata. E tu che fai? Taaaccc, organizzi un week end al volo, unendo l’utile al dilettevole.

Destinazione Bologna.

Ti ritrovi così di sabato mattina, alle ore 8.30, già in macchina al suo lato destro, assonnata e assolutamente assente.

Dopo la necessaria tappa breakfast, come da programma, arrivi in poco meno di tre ore al civico 12 di Via Pier De’ Crescenzi.

E una volta dentro, inizi a perderti tra pezzi unici e collezioni storiche.

Ascolti i riff del tipo all’angolo indeciso sull’acquisto. Ti lasci coinvolgere dalla conversazione animata tra due cultori di pezzi vintage. Ti rifai gli occhi su quei due piani di pura bellezza formato chitarra.

Sergio Tomassone | Bologna
Sergio Tomassone | Bologna

Sei da Sergio Tomassone, il pioniere della liuteria moderna e guro della coda tesa Made in Italy.

Un maestro liutaio da più di mezzo secolo, perché lui, Sergio, ancora attivo e operativo nel suo laboratorio bolognese, di anni ne conta quanti un nonno.

E’ noto anche oltreoceano ormai da decenni, grazie alle diverse collaborazioni, tra gli anni ’70 e gli anni ’80, con le principali aziende di produzione e con riviste specializzate di settore.

E ora, ti trovi non più nella sede storica datata 1954 all’ombra delle due torri, ma in quella che dal 2005 si è innestata in un crocevia molto american style, un po’ yankee, che ti fa quasi dimenticare di essere a Bologna.

La Via era già stata battezzata da Tomassone nel 1997 con il suo progetto ALL for MUSIC, ovvero quello di offrire un servizio e un assortimento di strumenti musicali sempre più completo e professionale ad ogni tipo di utenza, con un megastore da far invidia a quelli più noti e forniti americani.

Questioni di riff
Questioni di riff

Lui, con barba e lunghi capelli bianchi raccolti in una coda bassa, occhi piccoli ma profondi, accoglie con gentilezza e riverenza.

E poi entri nel suo mondo. Apre la custodia, osserva l’oggetto con la dovuta calma, e con gesti rituali lo afferra come se quella Gibson dovesse rompersi al solo guardarla.

Da momenti di pura contemplazione estatica, passa all’atto prettamente chirurgico. Entrare i ferri per fare la diagnosi.

Considera, valuta e dice la sua.

Subito intercetta i piccoli difetti strutturali e il tipo di usura.

E ancora, analizza la ferita. Brutto taglio netto. E poi ti senti dire: «Mai vista una cosa del genere.» da uno che, il mestiere, lo fa da 60 anni. E ti fa un po’ specie.

Pensi così a quel demonio di gatta che ti ritrovi e che forse è bene che le chitarre tu le appenda alla parete.

Poi di nuovo torna al mood reverenziale d’ammirazione estatica.

Ti mostra il tipo di operazione da farsi e relativo risultato su altri pezzi presenti nel suo laboratorio, in attesa di essere riconsegnati ai legittimi  proprietari.

E proprio quei proprietari di corde tese, così attenti e scrupolosi, arrivano non solo da tutta Italia, ma anche da tutto il mondo.

Perché del resto, se per lei vuoi il meglio, dal migliore devi andare.

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