Storia di un genocidio Yaqui

San Diego

Notti insonni con Carlos Castaneda, incontri fugaci con vecchi sciamani, ore incalcolabili ad ascoltare racconti di temerari viaggiatori.

Impossibile che lo Stato di Sonora e il suo popolo Yaqui non entrino nell’anima.

E così ti ritrovi a passare la frontiera di Tijuana con zaino in spalla e mappa alla mano, rimediata alle porte della città in un market fatiscente e senza tempo.

Terra sonorense, pulsioni ribelli e vibranti. Una lotta, quella del popolo Yaqui, che va avanti da più di 500 anni. Per difendere la sua gente. Per preservare la sua terra sacra. Battaglie epiche tra i conquistadores, dapprima spagnoli e poi criolli. Tanto sangue è sgorgato. Tra deserti, fiumi, pianure, altipiani, scogliere a picco sul mare e spiagge desertiche.

Ma c’è chi conosce la verità assoluta di questo cruento genocidio.

Le balene. Grandi cetacei che da milioni di anni, anno dopo anno, vengono a svernare nelle acque basse e calde del Golfo della California per dare alla luce i loro cuccioli.

Tacite testimoni del feroce massacro.

Il mio viaggio?

Diciotto lunghi e indimenticabili giorni fuori dal mondo.

Solo Madre Natura a proteggere i miei sogni.

Alla ricerca della verità, del vero senso della nostra esistenza.

Balene a Guerrero Negro
Balene a Guerrero Negro

Punti verso sud, verso Ciudad Obregon, dove agli Yaqui è stata data l’opportunità – forse solo per i sensi di colpa – di farsi conoscere attraverso l’istituzione di una riserva dedicata completamente a loro. Per preservare la propria identità culturale e spirituale. Ma davvero?

Per raggiungere la riserva Yaqui e la Sierra Bacatete – le montagne sacre Yaqui, nonché loro rifugio sognante – passi per Mexicali ed Hermosillo.

Attraversi l’intera Riserva Naturale della Biosfera El Pinacate.

Macini chilometri.

Divori bucolici paesaggi desertici.

Ambiente arido, a tratti oltre l’ostile.

Nessun altro essere umano.

Unica fedele compagna? La Policia.

Del resto sei in territorio narco.

Spietati traffici sanguinolenti lo connotano come il “Paese delle Meraviglie”psichedeliche e non solo.

Controlli maniacali ogni santissimo giorno.

Per più volte al giorno.

Sondini telecamerati, cani-lupo assetati di sangue e palpeggiamenti pesanti su ogni centimetro della tua pelle.

Sei oggetto di chiacchiere tra i militari.

Stupore non appena capiscono che parli spagnolo.

Vogliono tutti i dettagli.

Chi siete. Di dove siete. Cosa fate a Sonora. Da dove arrivate. Dove siete diretti. E poi l’inevitabile domanda.

Perché?

E allora parti con una motivazione semplice e diretta: “Siamo in vacanza!”

Nessuno ti crede.

Nessuno si capacita.

Sonora come meta turistica?

Bravi spacciatori o più semplicemente pazzi viaggiatori?

Sierra Bacatete
Sierra Bacatete

Dopo 1200km, arrivi a Ciudad Obregon.

Sei nel piccolo pueblito poco fuori dal centro, a Cocorit.

Bastano forse musei, caffetterie, negozi, ed altri edifici per salvaguardare l’essenza di un popolo sterminato?

E poi un vecchio custode di libri, di sapere e conoscenza, ti scrive una lettera di buon auspicio.

Mentre una giovane e bella libraia ti regala un libro di Paco Ignacio Taibo II intitolato Yaquis, Historia de una guerra popular y de un genocidio en México.

E ancora, il direttore del museo Yaqui che ti mette in contatto con il Maestro Juan Silverio Jaime León, responsabile e mediatore culturale del popolo Yaqui, per visitare la Sierra Bacatete.

Infine, il viaggio nel viaggio.

In sogno, l’incontro con lo sciamano Yaqui. Senti il suo dolore. Per il suo popolo. Per la sua terra. Per la condizione stessa di essere uomo.

Lacrime amare.

Devi dire addio a quella terra magica.

O forse solo un arrivederci.

Arrivi a Guaymas. Il traghetto ti aspetta per portarti in Baja California.

Prenotazione in loco, con documenti alla mano e almeno due giorni di anticipo.

E non è detto che si riesca a salpare, è il mare del Golfo della California a decidere.

Quattro ore di controlli. Sondini alla mano e lupi liberi di ispezionare.

Fortunatamente il comandante del gruppo di forze speciali ti intrattiene con chiacchiere leggere, ma sempre e comunque inquisitorie.

Deformazione professionale.

Passi una notte insonne nella stiva fredda e umida di un barcone stile immigrati clandestini.

Nausee da mal di mare, stimolate da odori in un mix tra il sudato, lo sporco e il riscaldato di zuppe già pronte del bar. Personaggi poco raccomandabili ti fanno compagnia fino all’alba.

Santa Rosalia. Sbarcano.

Assisti a una parata militare.

Commemorativa di cosa?

Con tutte le forze dell’ordine presenti proprio nel porto, dove ti lasciano in eterna attesa per nuovi controlli.

Sia mai che di notte, tra una vomitata e un giramento di testa, tu sia riuscito in pieno mare aperto a recuperare droga da spacciare in Baja California.

Dopo due ore dallo sbarco, riesci a ripartire.

Destinazione Guerrero Negro. Obiettivo balene.

Condividi mezzi e guida con una coppia di svizzeri, amanti del mare messicano, per raggiungere i grandi cetacei.

Sei nella zona x. L’avvistamento è immediato. L’interazione altrettanto.

E proprio quando stai per andartene, ecco una piccola cucciola di balena che si avvicina, ti punta, si gira sul lato destro e con estrema complicità cerca, con il suo occhio sinistro, il tuo sguardo.

Attimi d’intesa cosmica, in un non-tempo.

E poi ancora, altre bellezze a Guerrero Negro.

Las Salinas a Guerrero Negro
Las Salinas a Guerrero Negro

Le Salinas e il meraviglioso deserto con sbocco sull’Oceano Pacifico.  

E arriva anche il 18°giorno.

Dopo sei lunghe e interminabili ore, fatte di controlli al metal detector, ai raggi x per i bagagli, di interrogatori fitti fitti e semanticamente densi, di cani-lupo al guinzaglio che ringhiano non appena un brillante spacciatore, quattro teste avanti a te, viene arrestato senza batter ciglio e portato nel Despacho, attraversi di nuovo la frontiera.

Sole cocente. Afa altrettanto opprimente.

Sei a Tijuana.

Ultimissima tappa, Venice Beach, il paradiso dei surfisti e degli artisti.

La creatività ti aspetta.

Ricordi indelebili nel cuore e nell’anima.

Oltre ad una multa in tasca per eccesso di velocità a Mexicali, pagata in contanti con mazzetta sull’unghia per quieto vivere.

Venice Beach
Venice Beach

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